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Lotto 17 - Asta Live 691

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CARLO EMANUELE II. L'Adriano del Piemonte (1638-1675). Reggenza della madre CRISTINA DI BORBONE. La Madama Reale. Da 20 scudi d'oro 1641. Torino o Chambery.

CHR FRAN CAR EMAN DVCES SAB Busti accollati del duca e della madre reggente a d. Sul petto di Maria di Borbone é presente una piccola croce. All'esergo, 1641. R/ PRINCIPES PEDEMON REGES CYPRI E(T) C Stemma inquartato con al centro Savoia, in cartella ornata e coronata. MIR. 734. CNI. 10 var. RMM. 1 (questo esemplare). Sim. 1. Biaggi, 615. Estremamente raro. g. 66,5. Diam. mm. 44,69. Oro. Qualche difetto di conio. Buon BB

Note

Esemplare proveniente dalla Collezione Fassio e pubblicato nel volume di Ravegnani Morosini e in quello di A. Castellotti e A. Varesi "La Collezione Fassio" n. 41 pag. 27.

Come sulle coniazioni del fratello Francesco Giacinto, anche sulle monete emesse per Carlo Emanuele II compare accanto al volto del giovane sovrano quello della madre Cristina di Borbone, velata in segno di vedovanza., Alla morte del marito Vittorio Amedeo I nell’ottobre 1637, seguita l’anno seguente dalla prematura scomparsa del primogenito Francesco Giacinto, la giovane e bella Cristina Maria, figlia del re di Francia Enrico IV e di Maria de’ Medici, aveva infatti assunto la reggenza del Ducato sabaudo per il figlio minore Carlo Emanuele, di soli quattro anni. Donna di grande ambizione e destrezza politica, Cristina di Francia, che amava farsi chiamare la Madama Reale per rimarcare le sue nobili origini, seppe reggere le sorti dello Stato nonostante gli attacchi e le lusinghe di quanti speravano di approfittare di questo momento di debolezza per impadronirsi del Ducato sabaudo. Nonostante formalmente la reggenza di Cristina fosse terminata nel 1648 con la maggiore età di Carlo Emanuele II, la Madama Reale mantenne il governo del ducato sabaudo praticamente fino alla sua morte, avvenuta nel dicembre 1663., , Secondo un documento del 12 ottobre 1640 (PROMIS, pp.271-272), ai maestri della zecca di Torino Lorenzo Buggia, Gian Pietro Rotta e Sebastiano Virante fu concesso di usare paste d’oro per coniare doppie, quadruple, pezzi da 10 e da 20 scudi: i conii con i ritratti sarebbero stati eseguiti dall’incisore Stefano Mongino, originario di Soriso nei pressi del lago d’Orta.



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